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Virginia è una ragazza normale, una delle tante ragazze che ama la corsa. Classe 1986, diversamente da tante altre donne che affrontano il mondo della corsa lei ha un sogno: correre di più. Virginia non è la classica stangona ultramagra che siamo abituati a vedere nei campi di atletica o nei rotocalchi moderni (Instagram), tanto meno un modello di donna guerriera con tratti androgini.

Virginia è una ragazza normale, come la maggior parte delle ragazze che incontriamo ogni giorno e che non vivono di corsa. La prima cosa che stupisce di lei sono gli occhi orientali e un sorriso solare, ma soprattutto una innata fotogenia (oltre al click facilissimo!!!).

Ho conosciuto Virginia perché entrambi siamo Asics Front Runner per l’Italia, ma oggi voglio metterla a nudo, con un’intervista spigolosissima e in presa diretta (non le ho mandato le domande, ma una alla volta… speriamo accetti).

1) Domanda di rito “Perché hai deciso di fare ultramarat…”. NO. Mi rifiuto. Domanda UNO: col senno di poi riprenderesti il tuo percorso nel running di ultra distanza?

Ciao Riki!!!! Assolutamente si, riprenderei il mio percorso nel running di ultra distanza. Anzi, probabilmente riprenderei il percorso proprio partendo dalle ultra distanze, e magari, qualche anno prima di quando realmente l'ho scoperto.

2) Che differenza c’è tra una gara medio-lunga (10, 21, 42 km) e una Ultra Maratona?

Sostanzialmente credo non ci siano differenze. Ogni distanza ha le sue difficoltà.. Dipende da come le affronti e da quali sono gli obiettivi che un runner si pone. Un po’ come chi arriva primo e chi ultimo. Nessuno è migliore di un altro: meritano rispetto entrambi.

Mi sento di dire, piuttosto, che per correre un’ultra, devi avere oltre che una forte motivazione, una testa più resistente delle proprie gambe. Le ultramaratone funzionano molto di testa: se ti abbandona lei o l'alleni poco, alla prima crisi, rischi di abbandonare. Ed aggiungerei, una sana dose di follia!

3) Parli di allenare la testa: hai seguito training specifici o è stato sufficiente il lavoro (km su km) fatto negli ultimi mesi?

Di base, il vero lavoro lo facevo la mattina quando, al suonare della sveglia prima dell'alba, mi dicevo “Non ce la faccio oggi” però poi mi alzavo. Voglio dire, tutte le volte che volevo mollare (e credimi, è accaduto moooolto spesso) però poi ripensavo all'obiettivo.

Oppure, spesso ripensavo alle vere sfide che la vita mi aveva dato da affrontare, e come ogni volta riuscivo a rialzarmi. Ecco, li mi ripetevo “Sei riuscita a superare quello, vuoi che ora non riesci a farti 25 km anche se sono le 6?”.

Poi, tecnicamente, è tornato utile il trigiornaliero che il mio coach mi faceva fare (20 km tiratissimi la mattina, 20 il pomeriggio e 20 la sera).

4) A questo punto qual è il limite tra il “farsi del male” e la determinazione nel raggiungere un obiettivo, ovvero: a che punto la corda della “resilienza” si rompe?

Credo che nel momento in cui il corpo “non ne ha più”, ma nel vero senso del termine, lì è il momento di fermarsi. Spesso succede nelle ultra di vivere le famose “crisi” che il più delle volte sono dettate unicamente dalla testa. Spesso tali crisi ci fanno credere che ogni singolo fastidio sia un qualcosa di grave, pertanto è cosa opportuna fermarsi.

Sta al runner in quel momento, avere la capacità di scindere da “capriccio della testa” a “rischio di infortunio”. Spesso mi capita in gara di amplificare anche il più stupido fastidio… e allora mi dico “E’ la testa Vi, ce la fai benissimo”.

Però ognuno di noi sa quando si supera la soglia: lì è il caso di fermarsi. Si rischia di farsi male, oltre che fisicamente, anche psicologicamente, incorrendo in rigetto verso ciò che si sta facendo.

5) Ma ne vale veramente la pena? E’ un percorso che consiglieresti oppure uno deve avercelo prima dentro?

Personalmente, ne vale la pena. Ma parlo in maniera soggettiva. Di conseguenza, ti confermo anche che, sì: devi averlo dentro!

Bisogna essere portati…a star soli, ad avere spirito di “sacrificio”, ad aver voglia di spingersi oltre e lavorare su questo. Perché se diventa un peso, se non lo fai con amore, come ogni cosa, non conviene. Ad esempio, io soffrirei a correre 10 km tiratissimi, a lavorare su quello e per quello.

Grazie alle ultra, ho scoperto un mondo interiore meraviglioso che prima sottovalutavo, ho ritrovato fiducia in me stessa, nelle mie capacità. Ho imparato ad affrontare le cose in maniera più decisa e con forza.

6) Voglio fare la maratona ma… Maratona in 5 o 6 ore. Ha veramente senso? E’ comunque un percorso di scoperta oppure è una follia dedicata a chi non è pronto per affrontare un percorso simile?

Perchè no! Voglio dire, quando ci si approccia per la prima volta su distanze “impegnative”, dico sempre che la cosa importante è finirla, e possibilmente con il sorriso! C'è sempre tempo per lavorare sui tempi, concedimi il gioco di parole….

Purtroppo ti rivolgi alla persona sbagliata: la mia prima 100 km la feci dopo neanche un anno che correvo, senza tecnica, senza criterio. Solo con la voglia di arrivare! Dopo la prima Maratona capii che erano le ultra il mio mondo (arrivai a 42 e pensai “Già arrivati? Ora che iniziavo a divertirmi! “) e capii che le ultra erano il mio mondo!

Credo che può essere decisamente un percorso di scoperta!

7) Escludendo partenza e arrivo, quali sono stati i momenti più toccanti in positivo e negativo della tua Nove Colli (escluse anche le “pide” post gara!!!)

In 202 km?! Riki… iInfiniti!!! In positivo… anzitutto la partenza: sentivo la benedizione del prete e dentro di me c'era un mix di ansia, paura, adrenalina, gioia, insicurezza, sicurezza. Ripetevo dentro di me “Oramai ci sei, sarà un viaggio con te stessa”.

Positivo: l'alba di domenica. Oppure ad ogni scalata di collina, la consapevolezza di aver finito l'ennesimo di 9 colli.

E poi l'arrivo: quello posso definirlo positivo e negativo.
Positivo perché piangevo di gioia, ero esausta fisicamente e mentalmente. Avevo sognato per 8 lunghi mesi quel momento e non potevo ancora crederci: avevo dentro un'energia (e tanti dolori)!!!
Negativo perché a 14 km dall'arrivo sono quasi svenuta per un forte calo di pressione. Grazie alla prontezza di Fabio (compagno di vita di Virginia, ndr), ho ripreso zuccheri ed energia. Ma per 5 minuti ho provato il terrore. Pensavo di non riprendermi, ero quasi in trance e ricordo dicevo a voce alta piangendo “Ti prego no... Sono arrivata… per favore!! “ singhiozzando.

Non so a chi mi rivolgevo, ma avevo visto vanificare tutto. Da lì, altro momento “negativo”: rimessa in piedi, ho vissuto 14 km lunghi altri 100. E solo una frase urlavo: “devo arrivare… devo arrivare”. Poi vabbè le crisi psicologiche… Ma è altra storia!

8) Cosa hai imparato da questa avventura e come declinerai tutto ciò nella vita extra corsa?

Ho imparato ancora una volta che noi tutti, a mio parere, possediamo grandi capacità e non le sfruttiamo appieno. Che tutti noi possiamo raggiungere un obiettivo se davvero lo desideriamo e ci mettiamo a lavorare duro per ottenerlo. Quando quasi un anno fa dissi che nel 2018 avrei corso la Nove Colli, suscitai scetticismo generale e tante critiche nei miei confronti.

Il mio massimo chilometraggio era stato di 100 km, che neanche conclusi l'anno scorso poiché al 75km mi dovetti ritirare. Correvo il Passatore, ebbi una grave ipotermia ed il mese precedente ero reduce da un infortunio. Solitamente bisogna correre degli intermedi prima di buttarsi in tali chilometraggi. Io sono passata da correre 100 a 200 km, e conosciamo bene qual è il percorso…

Ho corso quasi il 70% della mia preparazione su un tapis roulant, quindi è vero che è importante abituare il piede al terreno esterno,ma non è impossibile preparare una gara sul tapis (che sfruttavo soprattutto per la testa). Ho acquisito maggiore sicurezza in me stessa e soprattutto, ho aggiunto esperienza e maturità su come gestire determinate gare, imparando ancor di più a conoscermi.

Ho imparato che proprio nel momento in cui stiamo per cedere, avvengono le cose belle: passione e sacrificio vengono sempre ripagati. Nella vita extracorsa ricorderò a me stessa ancora per una volta delle mie capacità e sfrutterò tale esperienza quando sentirò di non farcela in qualsiasi ambito.

9) Ultima, prometto...forse. Cosa vedi nel tuo futuro e 5 consigli (modalità twitter) per chi volesse intraprendere la sua prima ultramaratona.

Nel mio futuro vedo di poter vivere ancora altre avventure. Di emozionarmi. Di sognare. E perché no, realizzare altri desideri. So che con la NCR, ho alzato la mia asticella personale.

Il mio sogno in assoluto è poter correre un giorno la Spartathlon. È il mio obiettivo massimo, attualmente. Quando 4 anni fa ho iniziato a correre, l'ho detto: un giorno farò la Spartathlon.

Poi, chissà… raggiunto quell’obiettivo, ne prefisseró di nuovi! Sogno di poter continuare a correre, con la voglia di farlo. Per chi volesse intraprendere la sua prima ultra, consiglio:

10) Scherzavo: Ultra e tecnologia. Svelaci qualche tuo segreto su abbigliamento, scarpe, integrazione, … (Fabio!!!)

Il mio segreto è anzitutto l'aver azzeccato scarpa: viaggio con le Asics Gel Nimbus da 4 anni, e non mi hanno mai delusa. Io, che soffro di alluce valgo ad entrambi i piedi, con questa scarpa ho fatto bingo.

Per quanto riguarda l'integrazione, ho la fortuna di essere seguita dall'ultra Nico Leonelli, membro della Nazionale Italiana di Ultramaratone, il quale mi ha aiutato a preparare questa NCR. Devo molto a lui e seguo alla lettera i suoi consigli.

È fondamentale curare l'integrazione, specie in queste gare: dal comunissimo magnesio, agli amminoacidi. Senza dimenticare di bere tantissima acqua: io ne faccio fuori 3 lt al giorno!

Citi Fabio, il mio compagno: beh, Riki, se non fosse per Fabio... Il suo supporto, il suo sostegno, in gara così come nella vita quotidiana è fondamentale. Molto probabilmente senza di lui farei la metà di ciò che faccio!

Ma gare come queste devono essere studiate ed organizzate in ogni minimo dettaglio: consiglio sempre a chi ha intenzione di correre un’ultramaratona, di non dare nulla per scontato: nell’arco della giornata può piovere, fare caldo, fare freddo. Quindi, attrezzarsi ad ogni evenienza, sia con l’abbigliamento che con le scarpe.

In più, per quanto riguarda l’alimentazione da seguire in gara, la cosa è molto soggettiva. Consiglio sempre di “testare” durante gli allenamenti, in modo da capire cosa può dare fastidio e cosa no, senza correre il rischio di avere cattive sorprese in gara.

Scritto da
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Riccardo Mares

Digital Manager from Rovigo

Club: Salcus

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