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Il corpo umano, questo potente mezzo che ci fa assaporare gioie e dolori. La mente, questa sconosciuta e misteriosa forza che ci spinge a inseguire e, a volte, anche a rinunciare ai nostri obiettivi.

Come il corpo, la mente va nutrita di stimoli, traguardi da raggiungere, sfide da affrontare, soddisfazioni da portarsi dietro e poter raccontare. Esperienze che non sempre sono positive ma, spesso, proprio grazie ad alcuni fallimenti ne cerchiamo il riscatto, per sentirci ancora una volta invincibili.

Mentre faccio sport non sempre ho la necessità di esercitare questa forza, il più delle volte perché ho bisogno di correre rilassato, magari di guardare il paesaggio o riflettere su idee e progetti da realizzare.

Quello che io chiamo gioco corsa-mente-corpo e mente-corpo-corsa, per me entra nel vivo quando faccio allenamenti o gare impegnative che mi spingono a cercare una marcia in più. Probabilmente i runners e gli sportivi più esperti sanno di cosa sto parlando.

Generalmente, ognuno di noi per affrontare un impegno - in questo caso parlo di corsa - ha una tecnica che sviluppa e affina nel corso del tempo; solo quando la padronanza del proprio corpo non basta più si avverte l’esigenza di mettere in campo energie e risorse esterne che non riguardano la nostra forza fisica: quale miglior alleato, dunque, della nostra inesauribile forza mentale?

Corsa-mente-corpo.

Per me è quella situazione in cui la semplicità e libertà di questo sport mi fanno assaporare il piacere di correre, trasmettendo alla mia mente la gioia, il divertimento, l’adrenalina e perché no, lo sforzo fisico che diventa esso stesso piacere, fornendo al mio corpo la forza e l’energia necessarie per eseguire un esercizio, un allenamento o una gara che sia.

Mente-corpo-corsa.

Capitano i momenti di crisi, tutti ne abbiamo; non siamo macchine perfette e bisogna accettare che alcune uscite non vadano come avevamo stabilito. E non parliamo, poi, di quando la voglia di allenarsi svanisce o si riduce ai minimi termini perché l’umore e la nostra giornata non sono stati il top. In questi casi, la mente la fa da padrona. Mi succede di avere una leggera emicrania o, peggio, di non trovare subito lo stimolo necessario per allenarmi. A volte lotto con una vocina nella testa che mi dice di starmene sul divano senza far nulla. Poi, però, prevale il ricordo della bellissima sensazione positiva che si ha dopo un allenamento, così finisco quasi sempre per uscire e portare a termine ciò che mi sono prefissato di fare. Devo dire che, spesso, in simili situazioni le mie prestazioni si rivelano migliori rispetto a quando invece mi sento in perfetta forma: la mente stessa trasmette l’energia e la volontà necessarie al mio corpo, di conseguenza la mia corsa ne ottiene un beneficio e un effetto decisamente positivo.

Credo che l’atteggiamento da adottare sia quello di trovare il giusto equilibrio fra le due cose. A volte, per vincere le nostre fatiche e insicurezze, ci basta anche solo essere vestiti dei colori e degli indumenti giusti, un pochino come quando ci prepariamo per un appuntamento importante. Insomma bisogna essere anche un filino narcisisti, perché se la mente si sente sicura, il corpo risponde in modo positivo, quasi come a dirti: ora che hai indossato questa fantastica corazza, sei invincibile e puoi affrontare con decisione la tua sfida.

Spesso abbiamo paura e ci poniamo dei limiti, quei limiti che facciamo nostri, nella nostra mente. Personalmente, quando ho iniziato a correre credevo che esistesse solo la distanza dei cinque chilometri, poi ho scoperto i dieci e infine mi sono spinto fino ai ventuno chilometri raccontando alla mia mente che poteva bastare così, che oltre non si può andare.

Pensavo che il mio corpo non avrebbe potuto percorrere distanze più lunghe fino a quando non ci ho provato, scoprendo un mondo fatto non solo di chilometri e di corsa col corpo ma anche di grandi, intensi, sensati e a volte invece assurdi discorsi con la mia mente. La mente, sì,  che mi aiuta a spingermi sempre un chilometro più in là. Perché in fondo noi le distanze - per logica umana - le calcoliamo in chilometri, mentre la testa le elabora in termini di fatica e sudore.

Allora come raggiungere il nostro obiettivo, come portare a termine l’allenamento, la gara, la maratona?

Per me la risposta è semplice. Oltre a essere ben preparati e allenati fisicamente, bisogna pensare con tutta la nostra mente non solo al fine ma anche al mezzo, cioè al corpo. Io penso sempre al traguardo, a quanto sarà bello attraversarlo e poter dire “ce l’ho fatta anche questa volta”. Il bello di raccontare tutto il viaggio fatto, che il più delle volte va per il verso giusto, mentre altre volte durante il percorso si affrontano alcune difficoltà. Mi piace pensare al premio finale, che sia una medaglia o una birra da dividere con gli amici; alla soddisfazione di aver fatto un lavoro di squadra tra energie rilasciate dal corpo ed energie ricevute dalla mente. Tutto questo per guardare sempre oltre, in modo da potermi porre un nuovo obiettivo, sapendo di poter contare solo su me stesso, mettendoci tutto il cuore possibile con l’alleanza del corpo e della forza mentale.

Scritto da
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Antonio Carvelli

Impiegato Pubblica Amministrazione from Crotone

Club: Gruppo Sportivo Interforze Torino

Allenatore: Giovambattista Audia

LA MIA DISCIPLINA
atletica 10 km mezza maratona maratona
LA MIA DISCIPLINA
track_field 10k half_marathon marathon