Un rientro alle mie amate ultra maratone con qualche consapevolezza in più.

Il Apr. 04, 2020, in piena quarantena, ricordo scrissi questo blog : “Dietro ogni problema c’è un’opportunità” (https://www.asics.com/it/it-it/frontrunner/articles/dietro-ogni-problema-ce-unopportunita ) dove cercavo di trasmettere il più possibile ottimismo facendo arrivare il messaggio ““La vita è ciò che ti accade mentre fai altri progetti“.

Onestamente in questo anno e non so quanti mesi (ho smesso di contarli) ho continuato a correre come se dovessi gareggiare domani, per mantenere alta la motivazione e non perdere il lavoro fatto, e vi dirò, con il passare del tempo ho iniziato ad apprezzare la corsa per ciò che era. C’è stato un momento in cui avevo perso quella spensieratezza, quella “libertà”, quella leggerezza di correre senza avere l’ansia del crono, dei risultati, della prestazione. Ero alla continua ricerca del risultato, e se non arrivava, me la prendevo tantissimo con la mia persona, spesso pensando di non essere all’altezza ed arrabbiandomi.

Questo atteggiamento contribuiva unicamente a farmi vivere male la corsa, facendomi dimenticare come tutto era iniziato.

Ecco, di questo devo fortemente “ringraziare” questa pandemia: inizialmente ho sentito molto la mancanza del pettorale, delle gare. Con i mesi invece, ho ristabilito quella connessione con la mia persona, mi sono come dire, “disintossicata” da tutto ciò che vi ho elencato sopra, ed ho ricominciato ad apprezzare la corsa per quella che era davvero : LIBERTA’, attimo per me stessa, senza stress e senza ansia, fino a comprendere che sì il pettorale mi mancava, ma che non mi era fondamentale per correre. E per assurdo, ho iniziato a migliorare anche nelle prestazioni. Ho iniziato a prendere ed incassare anche le giornate “no”, o le giornate in cui potevo dedicarmi 2 anziché 3 ore all’allenamento, causa sveglia mancata.

Quando ho scritto quel post, il 4 aprile, non avevo (io come tutti voi) certezza del futuro.

Domenica 25 luglio 2021, invece, sono tornata ad indossare quel magico numero intorno al bacino.

Fino a 10 minuti prima della partenza, non ero certa se era il caso di partire o meno per Santo Stefano di Sessanio e gareggiare. In lacrime fissavo la finestra. Da una settimana, avevo gastrite colite e cistite (il tutto probabilmente aumentato a causa della forte tensione emotiva accumulata) e a malapena riuscivo a respirare a causa di questo addome gonfissimo.

Però, come già ragionai nel 2017 alla mia terza 100km del Passatore (reduce 10 gg prima della gara da un infortunio , mi ritirerò poi al 75km), mi son detta “Se non vai e provi sarà anche peggio”, mi sono convinta e siamo partiti.

Da sempre questa è la mia ultra maratona del cuore. Correre per 50 km nel mio Piccolo Tibet (così viene definito in Gran Sasso) ogni volta mi arricchisce e mi rigenera.

In disparte ,a fine fila, allo sparo dello Start, parto senza aspettative alcuna. Gestirò tutta la gara tenendo sotto controllo solo i miei battiti cardiaci per evitare di andare sotto sforzo, cosa mai successa dato che da sempre in gara il mio unico pensiero era il passo.

Il percorso non è facile: di montagna con un dislivello D+ 900, si raggiungono i 1.600 m.s.l.m .Ovviamente a completare il mio quadro di difficoltà solito, sarà un vento fortissimo per tutto il tempo contro, ed una bella sprazzata di acqua superata la Piana di Campo Imperatore.

Al mio fianco Fabio, il quale sarà come sempre ineccepibile nell'assistenza. Purtroppo a farmi da “freno” dal 25 k, sarà la mia sciatica cronica che inizia a dar noia. Ma vado avanti, godendomi il panorama, e ripetendomi “Rallenta se devi, ma non fermarti”.

Ecco, riassumendo, questa è stata la mia gestione gara. Come sento da lontano la voce dello speaker, inizio a dare tutta me stessa in uno sprint che mai avrei creduto!

Risultato?? Senza alcuna aspettativa, riporto a casa un primo di categoria, un titolo regionale ed abbasso di 5’ il mio PB sulla distanza.

E soprattutto, dentro me ho un bagaglio nuovo fatto di consapevolezza e maturità.


Ricomincio da qui.

Ho provato una gestione totalmente nuova e differente della gara, sono tornata a vivere le ultramaratone con il gusto del divertimento. Sono consapevole che questa è la strada giusta, ed ho voglia di rimettermi in gioco più di prima.

Di questo oltre a mio marito che pazientemente mi supporta e mi fa ragionare, ringrazio fortemente il nostro spartano Alessandro Garozzo ed i suoi preziosissimi consigli motivazionali, Elena ed Alessia con i loro discorsi (conoscono la bestia che sono!) e tutto il team che ancora una volta mi ha trasmesso il loro affetto e vicinanza.

Ricomincio da qui, nella speranza che possa essere l’inizio di una lunga serie di soddisfazioni agonistiche.

E sapete che vi dico? Se non dovessero arrivare, io continuerò ugualmente a correre!

Scritto da
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Virginia Nanni

Grafico pubblicitario da Pescara

Gruppo di età: 34
Club: Manoppello Sogeda
Allenatore: Nico Leonelli

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