CONDIVIDI
La maratona è una gara affascinante, una sfida contro noi stessi e i nostri limiti, un’esperienza che rimarrà impressa nella nostra vita. Solo chi ha corso almeno una maratona può capire cosa significhi, cosa si prova ad arrivare al traguardo di quei 42,195km; la sofferenza, la fatica, ma soprattutto la soddisfazione di portarla a termine e dire ce l’ho fatta, sono un maratoneta.

La maratona non è ‘’solo’’ correre 42,195km il giorno della gara: è allenarsi con impegno per mesi, correre con il freddo,con il caldo, con la pioggia, con la neve; alimentarsi con rigore e accettare rinunce; sacrificare momenti di riposo dal lavoro, saltare i pranzi, uscite con amici, pur di allenarsi e conseguire l’allenamento previsto dalla tabella. Tutto questo perché in maratona nulla è lasciato al caso e ogni aspetto deve essere curato nei minimi dettagli. Però, nonostante tutti gli accorgimenti possibili, in maratona  può accadere qualche imprevisto, qualche inconveniente che può mandare in fumo tutta la scrupolosa preparazione. In genere questo accade in gara, quando un dolore improvviso, una partenza troppo veloce,una gestione di gara sbagliata, un’ alimentazione scorretta pre-gara, ecc, possono provocare problemi e alterare la prestazione desiderata. Ma quando l’imprevisto accade prima ancora della gara, come è successo a me per questa Milano Marathon, bhe, allora la riuscita di questa maratona ti sembra ancora piu difficile del previsto!

Ecco quello che mi è successo: la notte del venerdì pre-gara sono stata svegliata da un dolorosissimo crampo al polpaccio destro, che dopo lo stretching tempestivo di mio padre (svegliatosi immediatamente con le mie urla di dolore), mi ha lasciato il polpaccio completamente indurito e per tutto il sabato sono stata con il dolore e con la sensazione che da un momento all’altro mi venisse un altro crampo. Camminavo piano e male, proprio come se avessi già fatto la maratona, ma in realtà, era ancora tutta da correre!

mcm

Quindi, con la paura e il timore di non poter nemmeno partire per questa Milano Marathon, sono andata a dormire( si e no avrò chiuso occhio 3/4 ore). Il giorno successivo, quel giorno che aspettavo da tanto, era arrivato, e il solo pensiero di iniziare ad effettuare il riscaldamento mi metteva ansia, paura di sentire il polpaccio dolorante e di dover rinunciare alla gara; ma, grazie a Dio, non è stato così e dopo i primi passi incerti, la gamba andava, le sensazioni erano buone e il dolore al polpaccio era solo un brutto ricordo. Entusiasta e fiduciosa, mi porto alla griglia di partenza e, con lo sparo, ho buttato via tutti i brutti pensieri e ho iniziato ad affrontare questa mia seconda maratona.

Devo dire che a differenza della prima maratona che ho fatto a novembre a Firenze, dove non ho avuto un minimo di crisi, di cedimento, dove sono riuscita a compiere una perfetta progressione di gara(nonostante il diluvio, il vento e il gelo), questa volta, dal 35esimo km ho sofferto un po’ di più, anche se non ho sentito questo muro,questa crisi che in tanti dicono sia quasi obbligatoria in maratona, ma ho solo perso alcuni secondi al km, non riuscendo a fare la progressione finale che caratterizza le mie gare.

I primi 10 km, infatti, sono volati via, grazie all’entusiasmo e alla foga caratteristica dei primi momenti di gara, nonochè grazie al passaggio davanti il Duomo di Milano, che non lascia indifferenti(la mia media al 10° km era  di 4’29’’). Da questo momento in poi, ho usato la ‘’tattica’’ di pormi degli step intermedi mentali, in modo da avere dei piccoli traguardi da raggiungere e rimanere concentrata e motivata fino alla fine della gara; e così è stato: 19° km il primo gel per riavere qualche energia in più, il 21° km per controllare con precisione il ritmo che stavo portando(1h33’55, media di questi altri 11km: 4’24’’). 25° km ristoro(il caldo iniziava a farsi sentire e bere era necessario); 29° il secondo gel che mi porta dritto fino al 30°km(la media al km di questo terzo parziale di gara era ancora in progressione: 4’21’’).Ci siamo,mi dico, ora mancano ‘’solo’’ 12 km e bisogna continuare a progredire di qualche secondo, e così faccio fino al 35°km, da lì però, la fatica inizia veramente a farsi sentire, le energie mancano sempre più, i muscoli si irrigidiscono, ma mi impongo di non mollare, continuando così riesco a fare il personale, ormai è fatta, bisogna solo arrivare al 40° e da lì 2 km non sono niente.Mi ripeto queste parole  fino a quando vedo il cartello con su scritto 40km e capisco che ormai ce l’ho fatta; gli ultimi 2 km vorrei aumentare come faccio sempre negli ultimi km di gara, ma le fitte che sento nei polpacci non me lo permettono e il ritmo rimane costante e solo alla vista dell’adorato traguardo, che tante notti ho sognato,e grazie all’incitamento del pubblico lungo l’ultimo rettilineo, riesco a fare un piccolo scatto che mi porta a tagliare il traguardo con il tempo di 3h06’32(media degli ultimi 12 km: 4’24’’; media dell’intera gara: 4’24’’al km).

‘’Ce l’ho fatta, è finita, brava Ilaria!’’ ed anche se non sono riuscita a raggiungere l’obiettivo di scendere sotto le 3he05min che mi ero prefissata durante la preparazione, sono contenta di questo mio nuovo Personal Best e della nona posizione tra le italiane e del resto poi,sono solo alla mia seconda maratona ;).

 

Scritto da
portrait

Ilaria Novelli

Fisioterapista from Campobasso

Club: Polisportiva Molise Campobasso

LA MIA DISCIPLINA
10k half_marathon marathon
LA MIA DISCIPLINA
10k half_marathon marathon

ASICS
FRONTRUNNER

frontrunner.home page.on instagram