Epico è l'aggettivo riferito a cose, fatti, situazioni, o anche luoghi, che per carattere o aspetto suggeriscono e evocano il senso dell’eroico, del leggendario, del grandioso.

Non ho mai avuto la presunzione di definire le mie "avventure" con Valentina epiche, leggendarie o gloriose. Però sicuramente quello che è stato per noi e per altre migliaia di persone la Venice Marathon 2018, lo è.

28 ottobre 2018. Una normale giornata di autunno. Se non fosse che era il giorno della Venice Marathon, la nostra prima maratona, senza mai aver corso distanze più lunghe di una mezza e con un solo anno di entrata nel mondo del running.

Poche ma importanti certezze. Avevo fatto tutta la preparazione secondo tabella. Scarpe comode (Asics Gel Kayano 25). Ed un gruppo con cui percorrere tutti i 42,195 km come supporto, che, anche se non conoscevo di persona, avevano molta più esperienza di me e questo mi dava sicurezza (gruppo famiglie SMA).

Per tutti i 15 giorni prima, ho controllato il meteo su tutti i siti possibili, alla disperata ricerca di uno con previsioni ottimistiche a cui affidarmi. Invece purtroppo niente. Neanche uno che riportasse il simboletto del sole o anche solo di qualche nuvoletta.

Va bene, ho pensato. Porteremo qualche k-way in più e il parapioggia per il passeggino. Tanto spazio ce n'è.

Ore 8, ritrovo con il gruppo di fronte a Villa Pisani a Stra (VE), luogo della partenza. E, oltre al gruppo, abbiamo trovato tanta, ma tanta pioggia, che fortunatamente, dopo mezz'ora ha lasciato il posto ad un timido sole.

Foto di rito, saluti a Romina e ai nonni e via. Si parte per questa nuova avventura, con la sola convinzione di volerla vivere a pieno dal primo all'ultimo metro.

La prima parte di corsa è stata piacevolissima, circondati dalla bellezza delle ville della Riviera del Brenta e con il supporto di centinaia di persone lungo la strada che al nostro passaggio ci guardavano con ammirazione e ci applaudivano come fossimo dei top runner.

Poco prima del "fatidico" 30° Km (essendo la mia prima 42, non sapevo quanto importante fosse questo passaggio), siamo arrivati al Parco San Giuliano di Mestre, dove siamo stati accolti da un vento inaspettato, considerato che fino a quel punto avevamo corso nella più completa normalità, meteorologicamente parlando.

Poi il passaggio più delicato di questa manifestazione (sempre per sentito dire). Il Ponte della Libertà. Che in seguito ho capito essere un punto critico, perchè arrivava poco dopo il 30° Km ed essendo un "drittone" di circa 4 Km,  ti poteva sfiancare mentalmente. Fortunatamente però non era il mio caso, perchè con l'aiuto di tantissimi amici, non mi mancava di certo la serenità o l'allegria. Il problema era il vento (che da Parco San Giuliano non ci aveva più abbandonato) unito alla pioggia che aveva iniziato a cadere. Il tutto condito dal fatto, per non farci mancare niente, che il vento era contrario al senso di corsa.

Ricordo i tavoli del ristoro (a circa metà ponte) completamente vuoti, perchè i bicchieri volavano via. Tutto quel tratto era un continuo sistemare il parapioggia di Valentina, ancora, ancora e ancora. I ragazzi del gruppo si sono messi davanti al passeggino cercando di formare un muro, per riparare Valentina. Insomma un vero e proprio lavoro di squadra, con il solo scopo di proteggerla.

Nonostante tutto, siamo arrivati alla fine del Ponte "sani e salvi" e tutto sommato sia fisicamente che mentalmente ben messi.

Peccato però che poco dopo, all'arrivo a San Basilio, punto in cui iniziano i ponti di Venezia, abbiamo trovato la Protezione Civile che ci ha avvisato della presenza di acqua alta e che tutti o quasi tutti i partecipanti con carrozzina arrivati prima di noi, si erano fermati li.

I ragazzi del gruppo hanno guardato me e le altre due ragazze in carrozzina e una di loro, senza pensarci su, ha detto "E no, io adesso voglio quella medaglia". Sacrosante parole. Non avrei rinunciato per niente al mondo a fare quegli ultimi 4 km.

Non potevo deludere Valentina che si era affidata come sempre a me. Non potevo deludere mia moglie e i nonni che ci aspettavano al traguardo. E non potevo soprattutto deludere me stesso. Valentina ha sempre insegnato a me e mia moglie che bisogna sempre lottare ed essere positivi, anche quando devo affrontare dei momenti difficili, come spesso le è capitato. E lei ha sempre superato tutto. Quindi non mi sarei di certo fatto fermare da un po' di acqua sui piedi.

E allora come facciamo? Semplice, ho pensato. Prendo Valentina in braccio e arriviamo al traguardo.

Così è stato. Valentina, avvolta in un poncho, è stata in braccio a rotazione con me e con altri ragazzi (angeli) del gruppo e attraversando punti in cui l'acqua arrivava alle ginocchia e altri in cui era più bassa, siamo arrivati all'ultimo ponte. Il tutto sempre in un clima di allegria condito da battute e barzellette, che hanno reso gradevole anche questa situazione difficile.

L'emozione di arrivare in cima all'ultimo ponte e vedere il traguardo, è stata indescrivibile. Dopo pochi metri, vedo da lontano mia moglie (Romina) che ci viene incontro con le lacrime agli occhi. Inevitabilmente mi lascio andare e anche dal mio viso cadono lacrime di gioia. Perché ce l'avevo fatta. Ma soprattutto perché Valentina ce l'aveva fatta. Era riuscita a resistere per quasi 6 ore seduta in passeggino, senza mai lamentarsi, anzi speso ridendo, nonostante tutte le difficoltà metereologiche affrontate.

L'arrivo è stato fantastico e l'idea di cosa fare una volta tagliato il traguardo, che per mesi ha attanagliato la mia immaginazione, è andata come doveva andare, cioè nel modo che mai avrei pensato. Mi sono inginocchiato e ho fatto scendere Valentina. Io da una parte e Romina dall'altro ad abbracciarla. E tutto il gruppo attorno a noi ad applaudirci. Ho ancora i brividi se ci ripenso.

Alla fine anche la ciliegina sulla torta. Il presidente della Venice Marathon, ha voluto mettere al collo di Valentina la medaglia della nostra prima, grande ed indimenticabile maratona.

Una maratona che ha incoronato come eroi tutti gli oltre 7000 partecipanti, perché chiunque l'abbia corsa, rimarrà per sempre negli annali delle corse su strada.

E per me e Romina, l'onore di poter dire a tutti che VALENTINA HA CORSO LA VENICE MARATHON 2018, "QUELLA DELL'ACQUA ALTA".

Solo una piccola precisazione: alla fine, tutti siamo arrivati bagnati fradici per via della pioggia e dell'acqua alta. L'unica asciutta, come fosse appena uscita di casa, era Valentina. Quindi un'ulteriore premio per i nostri sforzi!

Scritto da
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Vincenzo Placida

Operaio Tecnico da Vigonovo (VE)


Club: VENICEMARATHON SSD A R.L.

La mia disciplina
Maratona 10 km Mezza Maratona Trail run