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A Firenze, nel 2007, ho corso la prima delle mie (ad oggi) 14 maratone. La città è una delle preferite mie e di mia moglie e da dieci anni, almeno una volta all’anno, ci andiamo sempre.

Quando sono entrato nel team dei FrontRunner e, durante il raduno di Cuneo, ho saputo che si tratta di una maratona targata ASICS, ci ho messo un minuto per decidere di iscrivermi.

E’ venuta così, nonostante non corressi una 42 km dall’aprile del 2016. Avevo perso l’amore per la maratona e mi ero preso un po’ di pausa: per prepararne una serve tempo e nell’ultimo periodo non ne avevo avuto molto, tra trasloco e lavoro.

Dopo Cuneo, invece, è tornata la voglia di allenarmi e di prepararne una, nonostante il percorso, che ben conosco, non sia dei più veloci.

Quest’anno, poi, tra percorso e tempo, è stata davvero dura. Era eroico anche solo finirla.

La preparazione è stata diversa dal solito. L’ho dovuta concentrare in 8 settimane, che non sono poi così tante ma, soprattutto, dopo anni da autodidatta, per la prima volta mi sono affidato a un professionista, Matteo Torre.

Anche lui è un FrontRunner e fin dal primo incontro, a Cuneo, abbiamo capito di avere un sacco di cose in comune, le stesse idee riguardo alla corsa.

L’obiettivo che, d’accordo, ci eravamo dati era di stare sotto alle 2h40’, con la speranza di avvicinarmi alle 2h35’, ma non volevo essere troppo ottimista perché quello di Firenze non è un percorso veloce e io non correvo 42 km da un anno e mezzo.

Come da programmi, sono partito piano. Sapevo che la seconda parte è quella più difficile, quindi volevo risparmiare un po’ le energie ed eventualmente aumentare il ritmo dopo il 30 km.

E così è stato.

Riguardando i parziali, devo ammettere che sono stato un orologio svizzero, sgarrando la media al km di pochissimi secondi, in gran parte a causa del terreno reso scivoloso da sanpietrini e foglie bagnate.

Sono rimasto per buona parte della gara insieme ad un gruppo di una decina di runner, che poco alla volta si è ridotto a 8, poi a 6, poi a 3.

Guardando classifica e parziali, ho notato che al 5° km ero 55° assoluto (50° maschio, 8° SM40), 42° alla mezza (37° maschio, 9° SM40) e 29° (24° maschio, 4° SM40) al 40° km, per concludere 24° assoluto, 20° maschio e 3° di categoria. Un totale di trentun sorpassi dal quinto chilometro al traguardo.

In effetti c’è stato un momento in cui ho avuto la percezione di andare più forte, ma non era così. Erano gli altri che, uno ad uno, anche a causa del freddo, stavano cedendo e rallentando, mentre io stavo tenendo il mio ritmo. Così, uno ad uno li ho superati.

L’arrivo, nella piazza del Duomo, è stato davvero bellissimo: lo scorgi in lontananza e sai che manca poco al traguardo.

Il pubblico, numerosissimo nonostante la pioggia, mi ha dato la spinta finale per superare anche gli ultimi due runner che avevo davanti a me e che non pensavo sarei riuscito a raggiungere.

In quel omento non vedevo l’ora di arrivare.

Al traguardo sono arrivato in 2h38’55’’, non certo il mio miglior tempo (2h28'45'' a Padova), ma una gara che ho gestito con grande concentrazione e determinazione.

E visto la pioggia, che non ci ha dato tregua per 42 km, direi che questo tempo vale almeno 3’ in meno in condizioni normali.

Oltre alla soddisfazione del cronometro, c’è stata quella di aver corso con la casacca di FrontRunner ASICS. E’ vero che la corsa è uno sport individuale, ma se fai parte di un gruppo non sei mai da solo. Sai che i tuoi compagni si aspettano qualcosa, sai che faranno il tifo per te, che ti stanno guardando e allora non c’è poi tutta questa differenza tra la corsa e uno sport di squadra.

Quando sei un FrontRunner non corri solo per te e sei sempre spronato a fare del tuo meglio.

 

 

 

Scritto da
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Gianmarco Pitteri

Tecnico e docente informatico from Trieste

Club: ASD Pool Sport Trieste

LA MIA DISCIPLINA
10k marathon track_field half_marathon
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