Non avrei mai pensato che una Mezza Maratona potesse regalarmi un’emozione così: invece la Mezza di Monza 202 mi ha stupita e mi ha regalato una scarica di adrenalina ed endorfine che mi accompagnerà per giorni!

Quando ho iniziato a correre, la distanza della mezza maratona (21,097km) era il mio traguardo: oggi per me essa fa parte di un percorso di preparazione per una distanza più lunga. Come in tutti i percorsi, ci sono tappe che restano più impresse di altre, come questo 13 Settembre. Mi sono iscritta impulsivamente circa un mese fa in un afoso pomeriggio di Agosto: non avevo ovviamente la certezza che l’evento si sarebbe svolto ma ho voluto credere che si potesse tornare il prima possibile ad una parvenza di “normalità”. Avevo partecipato all’ultima gara a Febbraio (Mezza Maratona di Verona) poco prima che il mondo iniziasse a fermarsi. Durante i mesi del lockdown ho sempre cercato di mantenermi attiva, ma purtroppo mi sono ammalata da fine Marzo a fine Aprile: i sintomi purtroppo erano “quelli”, per fortuna non tanto forti da giustificare un ricovero e gestibili curandomi a casa - ho poi avuto la certezza di aver contratto il COVID-19 ed essere guarita del tutto solo qualche settimana più tardi quando ho potuto fare gli accertamenti del caso. Di quel mese di stop assoluto ricordo la paura (per me e per i miei familiari), l’insicurezza, l’astenia, la difficoltà a respirare, la febbre, i dolori dappertutto, la sensazione di perdere qualcosa di importante dalle mani. Riprendere a corricchiare a metà Maggio è stata dunque una conquista difficile, perchè per parecchie settimane mi sono portata dietro parecchi strascichi. Ecco perchè sono stata così felice di poter correre a Monza!

Back on track!


Come faccio sempre, ho preparato tutto la sera prima in religioso ordine. Suona la sveglia, mi alzo e faccio la mia colazione pre-gara preferita (pane, burro di arachidi e marmellata, acqua, caffè). Mi preparo, mi vesto, controllo che ci sia tutto (…) e salgo in macchina. Sono quasi arrivata al Parco di Monza quando penso di guardare che ora si è fatta: panico, l’incubo del runner - mi rendo conto di aver dimenticato il GPS! Passo i successivi 5’ in uno stato di “trance arrabbiato” calcolando al secondo quanto tempo potrebbe volerci per tornare a casa, prendere il GPS e rimettermi in macchina. Sì, ce la posso fare. Mi preparo a tornare indietro allo svincolo successivo, modalità Top Gun. Ma il destino ci vede meglio di me: semaforo rosso. Respiro. Mi guardo nello specchietto retrovisore e… inizio a ridere. Poi, quando diventa verde, decido che non tornerò indietro allo svincolo ma andrò avanti per la mia strada e correrò senza GPS! In quei pochi secondi che ho trascorso osservandomi allo specchietto ho pensato: è completamente inutile continuare a leggere libri che suggeriscono come trasformare gli ostacoli in opportunità (The Obstacle is the Way, di Ryan Holiday), se poi non metto in pratica questo concetto. E mi sono anche ricordata che, come per tanti, le mie priorità in questo periodo sono cambiate: sono una persona competitiva ma nei confronti di me stessa e conosco bene i miei limiti - la corsa per me è passione, svago, divertimento, amicizia, è il MIO momento e come tale va goduto al massimo. Per fare questo, talvolta bisogna staccarsi e lasciar andare ciò che ci vincola troppo alla ragione e seguire l’istinto o, come si dice fra runner, la “sensazione”.

Ci abbiamo messo il "cuore"


Il pre-gara è particolare: l’organizzazione è impeccabile, basta davvero poco per rispettare le regole ed il popolo dei runner ha risposto molto positivamente. Distanze mantenute e mascherine o bandane indossate fino a 500m dopo la partenza e subito dopo l’arrivo. Incontro Marco pronto a scattare alla partenza e mi preparo a correre assieme alla mia amica Letizia, con cui ho corso anche lo scorso anno e che ha partecipato con me alla Maratona di New York 2019. Poco prima dell’ingresso in griglia lo speaker ringrazia pubblicamente i medici ed il personale sanitario che ha gestito l’emergenza COVID-19: parte l’applauso, a me vengono i brividi. Così come quando entriamo in griglia 1 blocco per volta, igienizzandoci religiosamente le mani e disponendoci in file distanziate da 6 persone. Musica a palla. Semaforo rosso, semaforo verde: partono i primi. Qualche minuto dopo di nuovo semaforo rosso, semaforo verde: partiamo anche noi. Da lì in poi è festa per me: è una splendida giornata (fa un gran caldo), sto correndo, sto partecipando ad una gara che faccio tutti gli anni, c’è rispetto delle norme, ci sono ristori ogni circa 4km con bottigliette d’acqua sigillata, ci sono i pacer che questa volta non corrono per dare il tempo ma per assicurarsi che le regole vengano rispettate, c’è la scenografia del Parco di Monza che è sempre stupenda, c’è voglia di divertirsi, ci sono sorrisi sotto le mascherine (bello aver re-imparato a leggere il linguaggio degli occhi), c’è vita.

E' un arrivo bellissimo!


Corro tutta la gara assieme alla mia amica Letizia, fra una chiacchiera, una bevuta (di acqua) e questi 21,097km. Dopo il 19mo km entriamo nella Parabolica, che percorriamo per circa 1.5km fino a sbucare di nuovo sulla pista dell’Autodromo dove a 500m c’è il traguardo. Non è ammesso l’ingresso al pubblico e non c’è la solita folla all’arrivo, ma è un arrivo bellissimo! Io e Letizia ci allineiamo e tagliamo il traguardo assieme, “distanti ma unite”… solo che questa volta stiamo correndo per davvero e ci stiamo riconquistando un pezzettino del nostro mondo di runner. Ci abbiamo messo il cuore, nella speranza che questa giornata diventi una delle tappe iniziali di un nuovo percorso per tutti.

Foto: Francesca Soli - PhotoToday

Scritto da
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Elena Araldi

Biologa Nutrizionista da Milano


Club: A.S.D. Pfizer Italia Running Team
Allenatore: Julia Jones

La mia disciplina
Training funzionale Allenamento potenziativo 10 km Mezza Maratona Maratona Fitness
Ultra maratona Ultra trail run

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