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Quando una bella gita sui colli si trasforma in una giornata indimenticabile che resterà sempre nel mio cuore.

Io e Michele eravamo partiti da pochi minuti e si stava iniziando ad assaporare il profumo del sottobosco e la ruvidezza del Ceva in arrivo.

Avevamo comunque già incrociato qualche piccolo abbaiante cagnolino e un po' d'api ma tutto sotto controllo.

Giusto il tempo di passare a fianco d'un enorme cancello, sentiamo movimento lungo la rete che ne delimitava il confine. Un enorme lupo bianco ci stava seguendo, ma fortunatamente era dall'altra parte. All'improvviso, un lampo, lo vediamo uscire sotto la rete, probabilmente in un cunicolo che si è scavato nel tempo.

Per un attimo mi sono sentito congelare, le dimensioni erano ragguardevoli ma lo sguardo e il colore bianco neve mi davano un senso di sicurezza.

L'enorme cagnone non sembrava aggressivo e iniziò a ronzarci attorno, più come volesse farci da guida che difensore del proprio territorio.

Continuammo la corsa, in un rapporto che passo dopo passo si stava consolidando: la paura scemava e si stava creando qualcosa.

Ci domandammo quanto sarebbe stato con noi finché a un certo punto si infilo giù in un crinale.. per poi riapparirci davanti qualche minuto dopo.

Passo, dopo passo, dopo passo. Nel frattempo lo chiamammo Lillo, pareva brutto ormai non dargli un nome. I km passavano e Lillo rimaneva al nostro fianco. Ogni tanto passava davanti, poi si accovacciava, poi ripartiva. Stargli dietro sul crinale del Ceva fu una vera impresa.

Credit: Michele Santato

Dopo una decina di km smettemmo di porci domande, era uno di noi e ormai riportarlo a casa sarebbe stato più lungo che finire il giro e decidere che fare.

Ho ancora impresse le immagini delle coccole fatte, dell'acqua dalla nostra borraccia, del seguirlo per trovare il percorso migliore tra le rocce, del bagno nella pozzanghera per trovare refrogerio e bere.

Alla fine arrivammo al termine del percorso (Euganeus Trail, segnaposto BiancoVerde ET). Scoprimmo che al collo aveva una targetta con nome e telefono. Telefonammo ma era occupato.

Stanchi dopo il lungo giro ci incamminammo nuovamente per l'anello fino a riportarlo in zona casa ma Lillo era con noi. Con l'aiuto dei gentili titolari dell'agriturismo vicino a casa sua tornammo davanti a quel cancello.

Ancora qualche abbraccio e carezzona. Il cancello si aprì, di pochi centimetri e Bear - il suo vero nome - rientrò nel suo enorme giardino, ancora troppo piccolo per una bestia così meravigliosa.

Parcheggio, sete, casa. Senso di vuoto.

Però lui è là: chissà se alla prossima scapperà ancora... ;)

ps: parlando con un po' di amici "locali" ho scoperto che Bear, detto Lillo, è un amico di tutti e viene spesso chiamato come il Lupo del Ceva. È abituato ad accompagnare la gente per le sue terre :)

ps2: un paio di GEL-FUJITRABUCO™ 8 sono state maltrattate durante quest'avventura... al cane invece abbiamo addirittura dato l'acqua della borraccia ;)

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Scritto da
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Riccardo Mares

Chief Operating Officier da Rovigo

Gruppo di età: M40

Club: Salcus

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